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Italicum: la spiegazione della sentenza della Consulta di Stefano Ceccanti

Il post è ripreso dal blog del prof. Stefano Ceccanti

Come si può notare salta il ballottaggio Camera (probabilmente con la sola motivazione che sono rimaste due Camere con rapporto fiduciario) e il plurieletto è ora esposto al sorteggio (quindi può candidarsi ed essere eletto, ma poi si sorteggia).

Tutto il resto della legge resta intatto (dal premio ai capilista bloccati) e la sentenza è ovviamente autoapplicativa.

Ufficio stampa

Corte Costituzionale

Decisione sulla legge elettorale cd. Italicum

Oggi, 25 gennaio 2017, la Corte costituzionale si è pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale della legge elettorale n. 52 del 2015 (c.d. Italicum), sollevate da cinque diversi Tribunali ordinari.
La Corte ha respinto le eccezioni di inammissibilità proposte dall’Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalità del procedimento di formazione della legge elettorale, ed è quindi passata all’esame delle singole questioni sollevate dai giudici.
Nel merito, ha rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal Tribunale di Genova, e ha invece accolto le questioni, sollevate dai Tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono.
Ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi Tribunali, relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 del d.p.r n. 361 del 1957.
Ha dichiarato inammissibili o non fondate tutte le altre questioni.
All’esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione.

dal Palazzo della Consulta, 25 gennaio 2017

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Agenda istituzionale 01 05.02.2016 from…

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Riordino del settore del gioco pubblico: le proposte della Federazione Nazionale Gioco Pubblico

Per rispondere agli sviluppi normativi che stanno coinvolgendo il comparto del gioco pubblico italiano, in attesa dell’approvazione del decreto attuativo di riordino del settore previsto della Delega fiscale, la Federazione Nazionale Gioco Pubblico (di seguito FNGP) propone un nuovo modello organizzativo basato sull’utilizzo del contratto di rete di imprese e sul ruolo centrale della figura del gestore.

La figura del gestore

“Da una lettura approfondita della bozza del decreto” spiega il Presidente di FNGP Ezio Filippone “la prima impressione è che questa sia fortemente concessionario-centrica, poiché sembra dimenticare o escludere la figura del gestore, che invece non solo merita di essere definita giuridicamente, al pari degli altri attori della filiera, ma che dovrebbe anzi essere riqualificata attraverso nuovi strumenti giuridici e organizzativi”.

“L’omissione di un riferimento chiaro ed adeguato al gestore” ricorda Filippone, “è un errore ereditato dalla Riforma Tremonti del 2003, che pur non contemplandone esplicitamente l’esistenza, d’altronde non sembrava neppure proibirla”.

Oggi però, a distanza di oltre 10 anni, è fondamentale che questa figura venga riconosciuta giuridicamente in maniera inoppugnabile e per questo motivo la FNGP ha consegnato al Sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, nonché all’Agenzia dei Monopoli, un documento contenente il punto di vista della Federazione sulle difficoltà applicative di quanto previsto dalla legge di Stabilità, nonché alcune proposte concrete.

Il contratto di rete di imprese

Tra queste, l’idea di utilizzare lo strumento giuridico del contratto di rete di imprese, “una forma di aggregazione flessibile e innovativa basata su un programma comune tra le imprese aderenti (concessionari e gestori) volta alla ricerca di nuove tecnologie e nuovi modelli di business”. Questa soluzione, sottolinea Filippone, “consentirebbe di conferire ai gestori il ruolo di garanti della legalità e presidio del territorio, trasformandoli in risorse utili sia per il concessionario che per i Monopoli di Stato”. Inoltre, il contratto di rete di imprese potrebbe rappresentare una nuova modalità relazionale del settore, che consentirebbe a tutti gli operatori di collaborare per accrescere la propria capacità innovativa e la propria competitività nonché di pervenire ad un’unica visione delle proprie esigenze.

E’ questa la vera novità secondo Filippone: “l’individuazione di uno strumento originale che sembra poter intercettare al meglio le esigenze di tutti gli attori coinvolti.

La proposta sulla sostituzione degli apparecchi

La Federazione ha inviato anche un’ulteriore nota al Sottosegretario relativa all’ipotizzata immissione sul mercato di nuovi apparecchi in funzionamento da remoto. “Nella nota”, spiega Filippone, “abbiamo ricordato che l’Agenzia per le Dogane e i Monopoli, per raggiungere gli stessi obiettivi di sicurezza e tutela della legalità di giocatori e dei minori, aveva già previsto l’ingresso sul mercato di un nuovo apparecchio da intrattenimento (AWP3) il cui decreto tuttavia non è mai stato attuato con disposizioni operative, perché il suo contenuto sarebbe dovuto confluire naturalmente nelle disposizioni attuative del delega fiscale”.

Stando alle bozze in circolazione tuttavia non vi è traccia di queste disposizioni a favore delle AWP3 che secondo la Federazione sarebbe “il sistema più avanzato di tecnologia esistente sul mercato al momento” e, continua Filippone, “soddisferebbe gli obiettivi di sicurezza sociali, legalità e protezione dei minori e garantirebbe continuità ad un costo del tutto sostenibile per operatori e giocatori”.

Attualmente la bozza di attuazione della delega fiscale prevede l’introduzione di mini VLT che non solo non presentano alcun vantaggio rispetto alle AWP3, ma comportano alti costi di investimento, manutenzione e gestione. Vi è inoltre il rischio che i parametri di gioco, per risultare remunerativi, debbano essere modificati al rialzo comportando per il giocatore il pericolo di gioco aggressivo o d’azzardo.

Da ultimo il Presidente della Fondazione sottolinea il “grave danno per l’economia italiana a causa della perdita di produzione da parte dell’industria nazionale del gioco, consegnata nelle mani degli operatori esteri” . D’altronde sembra improbabile che i concessionari italiani, già fortemente indebitati, possano accettare impegni finanziari così gravosi.

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