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Riordino del settore del gioco pubblico: le proposte della Federazione Nazionale Gioco Pubblico

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Per rispondere agli sviluppi normativi che stanno coinvolgendo il comparto del gioco pubblico italiano, in attesa dell’approvazione del decreto attuativo di riordino del settore previsto della Delega fiscale, la Federazione Nazionale Gioco Pubblico (di seguito FNGP) propone un nuovo modello organizzativo basato sull’utilizzo del contratto di rete di imprese e sul ruolo centrale della figura del gestore.

La figura del gestore

“Da una lettura approfondita della bozza del decreto” spiega il Presidente di FNGP Ezio Filippone “la prima impressione è che questa sia fortemente concessionario-centrica, poiché sembra dimenticare o escludere la figura del gestore, che invece non solo merita di essere definita giuridicamente, al pari degli altri attori della filiera, ma che dovrebbe anzi essere riqualificata attraverso nuovi strumenti giuridici e organizzativi”.

“L’omissione di un riferimento chiaro ed adeguato al gestore” ricorda Filippone, “è un errore ereditato dalla Riforma Tremonti del 2003, che pur non contemplandone esplicitamente l’esistenza, d’altronde non sembrava neppure proibirla”.

Oggi però, a distanza di oltre 10 anni, è fondamentale che questa figura venga riconosciuta giuridicamente in maniera inoppugnabile e per questo motivo la FNGP ha consegnato al Sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, nonché all’Agenzia dei Monopoli, un documento contenente il punto di vista della Federazione sulle difficoltà applicative di quanto previsto dalla legge di Stabilità, nonché alcune proposte concrete.

Il contratto di rete di imprese

Tra queste, l’idea di utilizzare lo strumento giuridico del contratto di rete di imprese, “una forma di aggregazione flessibile e innovativa basata su un programma comune tra le imprese aderenti (concessionari e gestori) volta alla ricerca di nuove tecnologie e nuovi modelli di business”. Questa soluzione, sottolinea Filippone, “consentirebbe di conferire ai gestori il ruolo di garanti della legalità e presidio del territorio, trasformandoli in risorse utili sia per il concessionario che per i Monopoli di Stato”. Inoltre, il contratto di rete di imprese potrebbe rappresentare una nuova modalità relazionale del settore, che consentirebbe a tutti gli operatori di collaborare per accrescere la propria capacità innovativa e la propria competitività nonché di pervenire ad un’unica visione delle proprie esigenze.

E’ questa la vera novità secondo Filippone: “l’individuazione di uno strumento originale che sembra poter intercettare al meglio le esigenze di tutti gli attori coinvolti.

La proposta sulla sostituzione degli apparecchi

La Federazione ha inviato anche un’ulteriore nota al Sottosegretario relativa all’ipotizzata immissione sul mercato di nuovi apparecchi in funzionamento da remoto. “Nella nota”, spiega Filippone, “abbiamo ricordato che l’Agenzia per le Dogane e i Monopoli, per raggiungere gli stessi obiettivi di sicurezza e tutela della legalità di giocatori e dei minori, aveva già previsto l’ingresso sul mercato di un nuovo apparecchio da intrattenimento (AWP3) il cui decreto tuttavia non è mai stato attuato con disposizioni operative, perché il suo contenuto sarebbe dovuto confluire naturalmente nelle disposizioni attuative del delega fiscale”.

Stando alle bozze in circolazione tuttavia non vi è traccia di queste disposizioni a favore delle AWP3 che secondo la Federazione sarebbe “il sistema più avanzato di tecnologia esistente sul mercato al momento” e, continua Filippone, “soddisferebbe gli obiettivi di sicurezza sociali, legalità e protezione dei minori e garantirebbe continuità ad un costo del tutto sostenibile per operatori e giocatori”.

Attualmente la bozza di attuazione della delega fiscale prevede l’introduzione di mini VLT che non solo non presentano alcun vantaggio rispetto alle AWP3, ma comportano alti costi di investimento, manutenzione e gestione. Vi è inoltre il rischio che i parametri di gioco, per risultare remunerativi, debbano essere modificati al rialzo comportando per il giocatore il pericolo di gioco aggressivo o d’azzardo.

Da ultimo il Presidente della Fondazione sottolinea il “grave danno per l’economia italiana a causa della perdita di produzione da parte dell’industria nazionale del gioco, consegnata nelle mani degli operatori esteri” . D’altronde sembra improbabile che i concessionari italiani, già fortemente indebitati, possano accettare impegni finanziari così gravosi.

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